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«Alla metà degli anni sessanta, in campagna, i ragazzi si dividevano in rocker e hippy. I rocker avevano pantaloni a vita bassa che finivano a zampa d’elefante grazie a triangoli elastici che si adattavano ai loro stivali da cowboy. Gli hippy, d’altra paarte, erano degli smidollati che ascoltavano i Beatles e gli Hollies e avevano paura dei rocker i quali, giusto per passare il tempo, li stordivano a legnate, ma senza cattiveria [...]. I rocker si ammassavano in otto dentro macchine americane per girare fino allo sfinimento attorno alla piazza del mercato [...]. Gli hippy avevano addosso sacchi informi decorati con il simbolo della pace. Ascoltavano musica psichedelica e intanto si grattavano via dai vestiti i resti di gomma amaricana. Io ero uno di loro».

 

«Forse ho pensato di fare cinema perchè non sono capace di nessun lavoro onesto. Camminavo ogni giorno su e giù per le vie del centro di Helsinki cercando di rimediare i soldi per bere, ma era sempre più difficile trovarne, e allora ci siamo detti: cominciamo a fare film. E uno di noi ha proposto: scriviamo una sceneggiatura, e un altro ha chiesto: su cosa? Io ho risposto: su questo schifo che è la nostra vita».

 

«La sala cinematografica è il solo luogo in cui un essere umano possa ancora dirsi libero».​​​

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> Calamari Union, 1985 [17 dicembre 2025_ore 19] 

In Calamari Union – girato poco dopo il primo lungometraggio Rikos ja rangaistus (Delitto e castigo, 1983) –, Kaurismäki  riporta davanti alla macchina da presa alcuni dei musicisti già protagonisti del docufilm Saimaa-ilmiö  realizzato nel 1981 con il fratello Mika seguendo il tour attorno al lago Saimaa di  tre gruppi rock finlandesi – Eppu Normaali, Hassisen Kone e Juice Leskinen Slam – e di cui  anni dopo Kaurismäki dirà: «non penso si dovrebbe più fare vedere in giro, a nessuno». Calamari Union viene invece descritto dal regista come «Un film underground con un mucchio di rock, delle belle battute e pessime gag, ma niente a che vedere con un Blues Brothers dei poveri».

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